Emergenza Amazzonia: come aiutare gli indios

Nel 2020 l'emergenza Covid ha avuto un effetto devastante sull'Amazzonia che, di recente, è diventato ancora più drammatico. Un nuovo ceppo del virus ha travolto

per la seconda volta il sistema sanitario di Manaus, capitale dello stato di Amazonas, e si sta ora diffondendo rapidamente nell’entroterra. Il fabbisogno giornaliero di ossigeno a Manaus è di 80mila litri al giorno - tre volte il normale - e la produzione locale non riesce a tenere il passo con l’enorme richiesta. 

Nel quadro di questa difficilissima situazione, i piccolivillaggi amazzonici, isolati e accessibili solo in barca, non hanno alcuna assistenza sanitaria, né farmaci né trasporto d’emergenza, il che rende gli abitanti estremamente vulnerabili in caso di contagio. Per questo, dice Emanuela Evangelista, fondatrice di Amâzonia Onlus, biologa e attivista impegnata nella tutela socio-ambientale della foresta amazzonica brasiliana: “Le comunità indigene e tradizionali hanno una sola possibilità di proteggersi dal virus: restare nella foresta”. 

Amazzonia

I nativi vivono principalmente di pesca, caccia e raccolta, ma dipendono anche dalle città lontane per una rete di scambi. “L’isolamento in queste regioni crea un problema di sicurezza alimentare” – continua la biologa - “servono scorte, viveri e materiale per procacciarsi il cibo, servono medicine, prodotti di igiene e beni di prima necessità. La carenza di rifornimenti può compromettere il tentativo di autoisolamento e mettere in pericolo l’intera popolazione. Per questo, da aprile 2020, stiamo distribuendo il necessario per la sopravvivenza alle 250 famiglie del Parco Nazionale dello Jauaperi, circa 1200 abitanti. Abbiamo già consegnato 40 tonnellate di prodotti ma lo stato d’emergenza continua”.

Amazônia Onlus, fondata dalla biologa nel 2004, sostiene i nativi dell'Amazzonia e la protezione della foresta tropicale e della sua biodiversità. Normalmente, l’organizzazione lavora per offrire formazione, salute e reddito alle comunità locali ma, dall'inizio dell'emergenza Covid, ha dovuto concentrare tutte le sue azioni in una sola direzione: proteggere i nativi. “Abbiamo dovuto agire rapidamente e con modi e mezzi di un’organizzazione umanitaria per le emergenze, una sfida tutta nuova. Abbiamo condotto un’intensa campagna di comunicazione di rischio, per informare le comunità lungo i fiumi, sensibilizzare e allertare anche le famiglie più isolate sui pericoli del contagio e sulla necessità di ridurre gli spostamenti verso i centri urbani. Ne è risultato un isolamento volontario, regolato da accordi interni ai villaggi e intercomunitari”, afferma Emanuela, che l'anno scorso, il 17 febbraio del 2020 è stata insignita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella della nomina di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “per il suo costante impegno, in ambito internazionale, nella difesa ambientale, nella tutela delle popolazioni indigene e nel contrasto alla deforestazione”. 

Amazzonia

In quel momento nessuno poteva immaginare che neanche un mese dopo, l'11 marzo 2020 l’OMS avrebbe dichiarato lo stato di pandemia: “Ci siamo ritrovati ad affrontare una situazione a cui non eravamo preparati. Non siamo nati per gestire emergenze sanitarie. Da un anno stiamo affrontando una sfida che non è la nostra”, spiega ancora Emanuela. 

È per questo che oggi più che mai è importante sostenere il lavoro di chi, tra difficoltà e sacrifici, si prende cura degli indios, di un pezzo così importante del pianeta, la foresta amazzonica, e quindi anche di noi. Basta una piccola donazione per aiutare Emanuela e i suoi collaboratori: tutte le informazioni a questo link.

Il villaggio di Xixuau, in Amazzonia

© Mancuso Emiliano / Grazianeri

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